
6 settembre 1990 – Gli accertamenti medico-legali e l’archiviazione
Il 6 settembre 1990, mentre a Firenze Christina Rauter presenta in Questura la denuncia per la scomparsa della sorella Evi Anna, a Figueres, in Catalogna, il medico legale, dottor Rocelio Lacaci, si prepara a effettuare l’ispezione cadaverica di una giovane donna ancora sconosciuta.
Il medico descrive una ragazza di età compresa tra i 17 e i 25 anni, con occhi chiari, capelli castano-rossicci lunghi e folti e carnagione chiara. Le caratteristiche fisiche lo portano a ipotizzare un’origine nord-europea.
Durante l’esame non riscontra segni di violenza né altri traumi, ma rileva un solco ben marcato intorno al collo, provocato dalla corda. Gli investigatori procedono al rilevamento delle impronte digitali e scattano diverse fotografie del corpo e degli indumenti indossati dalla giovane, comprese le etichette interne.
Il dottor Lacaci decide di non eseguire l’autopsia né gli esami tossicologici, ritenendo che la morte sia riconducibile a un suicidio volontario. Nel rapporto medico-legale indica come causa del decesso l’impiccagione, accompagnata da una lesione midollare e da una frattura cervicale.
Nella stessa giornata, il 6 settembre 1990, deposita il rapporto medico-legale forense presso il Tribunale numero 1 di Figueres.
Il 12 settembre 1990, anche l’ispettore capo della Guardia Civil, Enrique Gomez Barela, deposita il proprio verbale d’indagine, corredato dalle fotografie scattate sul luogo del ritrovamento. Le conclusioni indicano un presunto suicidio volontario.
Ricevuta la documentazione, il Tribunale dispone l’archiviazione del caso come «suicidio volontario di persona non identificata». Il corpo della ragazza rimane sotto custodia giudiziaria e viene affidato alla Medicina legale forense di Figueres.
La Guardia Civil trasmette successivamente la documentazione all’Interpol e consegna alla Gendarmerie francese alcune fotografie, accompagnate dalla descrizione della giovane. La vicinanza geografica con la Francia, distante meno di un chilometro da Portbou, rende particolarmente importante il coinvolgimento delle autorità francesi nelle ricerche finalizzate all’identificazione.
Nel frattempo, diverse testate giornalistiche e televisioni catalane dedicano spazio alla vicenda, pubblicando anche la fotografia della giovane sconosciuta. Il primo articolo risale al 5 settembre 1990: lo pubblica il quotidiano locale Diari de Girona, a firma del giornalista Ramon Iglesias.
Trascorsi alcuni giorni, dalla Gendarmerie francese arriva la prima segnalazione. Una famiglia residente in Francia ritiene che la giovane ritrovata a Portbou possa essere la propria figlia, scomparsa nello stesso periodo.
I familiari riferiscono un particolare fisico che potrebbe consentire l’identificazione: la ragazza scomparsa presenta una scalfittura sull’incisivo superiore. Il confronto, tuttavia, non evidenzia alcuna corrispondenza. La prima segnalazione si conclude così senza un’identificazione. L’identità della giovane ritrovata a Portbou rimane sconosciuta.

Tre mesi dopo
Sono trascorsi tre mesi dal ritrovamento della giovane a Portbou. Nessuno ha reclamato il suo corpo e il silenzio che circonda la vicenda sembra ormai definitivo. Nell’obitorio di Figueres, soltanto il ronzio continuo delle celle frigorifere accompagna l’attesa di un’identificazione che tarda ad arrivare.
Il medico legale responsabile della custodia giudiziaria, di fronte all’assenza di riscontri, decide di procedere all’imbalsamazione. L’obiettivo è preservare il corpo dal deterioramento e prolungare la possibilità che, anche a distanza di tempo, qualcuno possa riconoscere la ragazza.
L’incarico è affidato al dottor Narcis Bardalet, medico legale forense conosciuto per le sue competenze nel campo della tanatoprassi. Il 14 settembre 1990 Bardalet procede all’imbalsamazione della giovane sconosciuta.
Nel frattempo, il malfunzionamento dell’impianto elettrico dell’obitorio crea ulteriori difficoltà nella conservazione della salma. I medici informano il giudice delle problematiche riscontrate e chiedono l’autorizzazione a trasferire il corpo in un loculo di carità, concesso gratuitamente dal Comune di Figueres.
Il 30 novembre 1990, il Tribunale numero 1 di Figueres dispone la registrazione del decesso presso l’anagrafe civile e richiede il consenso alla sepoltura nel cimitero municipale, mantenendo la salma sotto tutela giudiziaria.
Il 5 dicembre 1990, la ragazza di Portbou trova sepoltura nel Cementerio Municipal de Figueres. Sul loculo compaiono soltanto due lettere: NN, a indicare una persona senza nome. Il Tribunale trasmette al Comune anche la documentazione relativa alle procedure di custodia giudiziaria del corpo.
Con la tumulazione, la vicenda sembra arrestarsi definitivamente. Gli anni trascorrono senza che qualcuno riesca a dare un’identità alla giovane sconosciuta. Il silenzio si prolunga, mentre in Italia la famiglia Rauter continua a convivere con l’assenza di Evi Anna.
La speranza di poterla riabbracciare si affievolisce con il passare del tempo. Ai familiari rimangono un dolore incolmabile e le domande alle quali nessuno è ancora riuscito a dare risposta.

2001 – Il programma Fénix e le nuove possibilità di identificazione
Nel 2001, la Guardia Civil spagnola presenta il Plan Fénix, un programma nato dalla collaborazione con il Laboratorio di identificazione della Facoltà di Medicina dell’Università di Granada. L’iniziativa introduce nuove possibilità per identificare le persone scomparse mediante l’analisi del DNA.
In tutta la Spagna iniziano le riesumazioni dei corpi rimasti senza identità, con l’obiettivo di prelevare campioni biologici da sottoporre agli accertamenti genetici.
Anche la Guardia Civil di Figueres decide di ricorrere al nuovo programma e presenta una richiesta per riesumare il corpo della giovane sconosciuta ritrovata a Portbou nel settembre 1990. L’obiettivo è ottenere campioni di DNA, mediante una tecnica che all’epoca del ritrovamento non era disponibile per gli accertamenti condotti sul caso.
La richiesta raggiunge il Tribunale numero 1 di Figueres. La giudice Teresa Borras concede l’autorizzazione alla riesumazione, aprendo la strada a nuovi esami che potrebbero finalmente consentire di identificare la ragazza.

La seconda scomparsa
Subito dopo aver ricevuto l’autorizzazione della giudice, la Guardia Civil e il medico legale forense Narcis Bardalet si recano al cimitero municipale di Figueres per procedere alla riesumazione della salma. Scoprono però che il loculo nel quale era stata tumulata la giovane è vuoto. Il corpo della ragazza è scomparso.
Le indagini successive rivelano che, il 22 febbraio 2001, due dipendenti del cimitero avevano aperto il loculo e gettato il corpo nella fossa comune, senza alcuna autorizzazione del Tribunale e senza informare il Comune.
I due dipendenti, oggi deceduti, avevano agito senza rispettare le disposizioni del Tribunale, commettendo una grave negligenza.
La vicenda emerge dal ricordo di un lavoratore comunale, che riferisce quanto accaduto all’epoca dei fatti. Dopo aver appreso dell’accaduto, la Guardia Civil considera la salma della ragazza definitivamente perduta e non effettua ulteriori ricerche negli anni successivi.

2011 – La richiesta di dichiarazione di morte presunta
Trascorsi molti anni senza alcuna notizia, la famiglia Rauter decide, per motivi legali, di richiedere la dichiarazione di morte presunta di Evi Anna al Tribunale Civile di Bolzano, tramite il proprio avvocato Werner Unterhauser.
La prima richiesta è depositata il 2 aprile 2011, mentre la seconda, prevista dalla legge, il 14 maggio dello stesso anno.
Trascorsi sei mesi dalla seconda pubblicazione, in assenza di notizie della persona scomparsa, può essere riconosciuta la morte presunta.
In Catalogna, nel frattempo, la vicenda della ragazza di Portbou continua a suscitare interesse, soprattutto grazie alla giornalista di cronaca nera Tura Soler, che ogni anno, dalla data del ritrovamento, pubblica sul quotidiano El Punt Avui un articolo in ricordo della «Noia de Portbou», espressione catalana che significa «ragazza di Portbou». La giornalista le dedica un articolo anche in occasione del venticinquesimo anniversario del ritrovamento.
Tura Soler decide quindi di contattare Carles Porta, regista del noto programma di cronaca nera Crims, della radiotelevisione catalana, proponendogli di occuparsi del misterioso caso.
Contestualmente, Rafael Jimenez, ispettore di polizia della città di Girona e appassionato alla vicenda, pubblica il suo primo libro dedicato al caso irrisolto, intitolato La novivia morta al paes del venta («La sposa morta al paese del vento»).

La seconda segnalazione
Dopo aver letto il libro, una donna di nazionalità tedesca ritiene che la giovane ritrovata a Portbou possa essere sua figlia, scomparsa nello stesso anno, e contatta la Guardia Civil.
La ragazza segnalata è Christina Hermet, di 22 anni, scomparsa da Halle, in Germania, il 20 gennaio 1990.
Gli investigatori procedono al confronto delle impronte digitali, ma anche questa volta non emerge alcuna corrispondenza.
Nel maggio 2020, il giornalista Ramon Iglesias pubblica il libro Croniques des del centre de l’univers, nel quale ripercorre il caso della ragazza di Portbou.
Il volume contiene anche alcune dichiarazioni del medico legale forense Narcis Bardalet, che nel 1990 si era occupato dell’imbalsamazione del corpo.
La giornalista Tura Soler riceve finalmente una risposta positiva da Carles Porta, regista del programma catalano Crims, che le comunica la decisione di occuparsi del caso della ragazza di Portbou.
