I MISTERI DI MALTA: CHI ORDINÒ L’ASSASSINIO DI DAPHNE CARUANA GALIZIA?

Il 16 ottobre 2017, poco dopo le due e mezza del pomeriggio, Daphne Caruana Galizia girò la chiave nel quadro della sua Peugeot 108 bianca e lasciò la sua casa di Bidnija, nella campagna a nord di Malta. Aveva 53 anni ed era la spina nel fianco più ostinata del potere maltese. Da decenni scardinava i meccanismi della corruzione sull’isola, pubblicando sul suo blog, Running Commentary, inchieste capaci di far tremare governi, opposizioni, banchieri e uomini d’affari.
Pochi minuti dopo, quell’auto si trasformò in una trappola mortale. Una carica di esplosivo, nascosta sotto il sedile del conducente e azionata a distanza, distrusse il veicolo e uccise la giornalista sul colpo. L’esplosione avvenne alle 14:58, ventitré minuti dopo la pubblicazione del suo ultimo post.
A quasi nove anni di distanza, l’esplosione di Bidnija continua a riverberare come una ferita aperta nel cuore dell’Europa. Le indagini hanno scavato a fondo, portando alla luce una catena criminale fatta di esecutori, fornitori dell’esplosivo e intermediari. Ma il vuoto al centro della vicenda resta spalancato, sordo e irrisolto: nessuno è stato condannato per aver ordinato l’omicidio.
Il 2 settembre 2026, una giuria maltese ha pronunciato un verdetto destinato a segnare la storia giudiziaria recente del Paese: Yorgen Fenech, l’imprenditore accusato di aver commissionato l’assassinio, è stato assolto da entrambe le imputazioni con otto voti contro uno. Era accusato di complicità nell’omicidio volontario di Caruana Galizia e di associazione a delinquere finalizzata alla commissione del delitto. Il verdetto non cancella le condanne già inflitte ai tre uomini riconosciuti colpevoli dell’esecuzione dell’attentato e ai due condannati per la fornitura dell’esplosivo, lasciando ignota la mente dell’operazione. La procura maltese ha annunciato l’intenzione di impugnare l’assoluzione, in un ricorso che può riguardare questioni di diritto e di procedura e che, se accolto, potrebbe aprire la strada a un nuovo processo.
Per comprendere la traiettoria di questa inchiesta, bisogna risalire la corrente del denaro che Caruana Galizia aveva iniziato a seguire prima di essere fermata. Nel febbraio 2016 la giornalista aveva già cominciato a occuparsi delle strutture offshore riconducibili a Konrad Mizzi, allora ministro dell’Energia e della Salute, e a Keith Schembri, capo di gabinetto dell’allora primo ministro Joseph Muscat. Poi, nell’aprile dello stesso anno, esplose il caso dei Panama Papers: una vasta fuga di documenti dello studio legale panamense Mossack Fonseca che mise a nudo la dimensione globale di un sistema di corruzione transnazionale. Era lo stesso terreno minato su cui, in quegli stessi anni, si muoveva il collega cecoslovacco Ján Kuciak, determinato a smascherare i tentacoli tra politica e criminalità. Entrambi stavano mappando i medesimi canali opachi di potere; entrambi sarebbero stati eliminati a breve distanza di tempo l’uno dall’altra, vittime di una violenza brutale che ha messo a nudo la solitudine dei cronisti d’assalto continentali. A Malta, quelle carte dei Panama Papers portarono sotto i riflettori Hearnville e Tillgate, società registrate a Panama e riconducibili rispettivamente a Mizzi e Schembri. Per Caruana Galizia rappresentarono un nuovo spunto per seguire i rapporti finanziari che intrecciavano politica, paradisi fiscali e grandi interessi economici.
La ricerca condusse anche a 17 Black, una società registrata a Dubai della quale la giornalista conosceva l’esistenza già nel 2016 e che indicò pubblicamente nel febbraio 2017. In seguito emerse che dietro la società c’era Yorgen Fenech, uomo d’affari e figura di primo piano nel consorzio Electrogas. I documenti finanziari e le successive indagini collegarono 17 Black a un piano che prevedeva pagamenti alle società Hearnville e Tillgate. Gli interessati hanno sempre respinto le accuse di corruzione e ogni coinvolgimento nell’omicidio, ma quella pista apriva interrogativi sempre più inquietanti sulle trame affiorate nel corso delle indagini e le ragioni per cui qualcuno avrebbe voluto fermarla.
Il movente restava avvolto in quel fumo nero. La polizia concentrò gli sforzi sulla catena del delitto, dagli esecutori a chi ne aveva organizzato l’attuazione. Nel dicembre 2017 arrivarono gli arresti di Vincent Muscat e dei fratelli Alfred e George Degiorgio, accusati di aver partecipato all’esecuzione dell’omicidio. Muscat ha patteggiato nel 2021, chiudendo con una pena a 15 anni; Alfred e George Degiorgio scelsero la stessa linea nel 2022, incassando 40 anni ciascuno. Nel 2025 per Robert Agius e Jamie Vella è arrivato l’ergastolo per il loro ruolo nella fornitura dell’esplosivo.
Un passaggio determinante del procedimento coincise con la verbalizzazione dell’intermediario Melvin Theuma, al quale fu concesso un perdono presidenziale in cambio della collaborazione con gli investigatori. Theuma indicò Fenech come il mandante dell’omicidio. Nel novembre 2019 l’arresto dell’imprenditore, fermato a bordo del suo yacht mentre cercava di lasciare Malta, fece precipitare la crisi politica. Le dimissioni di Schembri e, poco dopo, dello stesso Joseph Muscat segnarono il punto più drammatico della crisi istituzionale. Né Muscat né Schembri, tuttavia, sono stati condannati per l’omicidio.
Ma la giustizia, quando arriva alle stanze dei bottoni, procede per sentieri tortuosi. Durante il processo, Fenech ha respinto le accuse e ha puntato il dito proprio contro Schembri, indicandolo come il vero responsabile. La difesa ha inoltre cercato di demolire la credibilità di Theuma e della sua ricostruzione. Alla fine, i giurati hanno assolto Fenech con otto voti contro uno su entrambe le imputazioni.
E come se non bastasse, il dopo-verdetto ha aggiunto un altro strato di inquietudine. Il 17 settembre 2026 la polizia maltese ha arrestato e interrogato tre membri della giuria e il marito di una di loro; il giorno successivo è stato arrestato anche un giurato supplente. Secondo gli inquirenti, l’indagine riguarda esclusivamente dichiarazioni pubbliche che alcuni giurati avrebbero fatto prima del processo e non altre ipotesi circolate sui media. Le autorità hanno invitato alla cautela e a evitare speculazioni che possano pregiudicare l’inchiesta. Allo stato delle informazioni disponibili, dunque, non è stata accertata alcuna manipolazione del verdetto.
Quel lunedì di ottobre è ormai lontano, ma lo scenario si conferma spietato nella sua crudezza. Gli esecutori materiali dell’attentato e i fornitori dell’esplosivo sono stati condannati. Le strutture offshore e le dinamiche di corruzione che la giornalista aveva contribuito a portare alla luce sono state sottoposte a un esame senza precedenti. E una commissione d’inchiesta indipendente ha concluso, nel 2021, che lo Stato maltese doveva assumersi la responsabilità per aver creato un clima di impunità che aveva contribuito a rendere possibile l’assassinio.
Ma la domanda che dà i brividi rimane sospesa nel silenzio di La Valletta, irrisolta e spettrale.
Chi ordinò di uccidere Daphne Caruana Galizia?
La risposta della giustizia, oggi, è una sola: non lo sappiamo.
Fenech, che l’accusa considerava il principale responsabile, è stato assolto. Theuma lo ha indicato come colui che commissionò l’omicidio; Fenech ha invece accusato Schembri. Ma nessuno è stato condannato per aver impartito quell’ordine.
A Malta, chi ha azionato quel radiocomando ha un nome e una sentenza. Il mandante resta ancora nell’ombra.

Similar Posts

Lascia un commento