LA FORENSIC VICTIMOLOGY APPLICATA AL CASO CHIARA POGGI. COSTRUZIONE DEL PROFILO VITTIMOLOGICO DI UNA VITTIMA DI OMICIDIO – PARTE IV

Lo stile di vita

L’analisi dello stile di vita costituisce uno degli aspetti centrali della forensic victimology. Comprendere come una vittima organizzasse le proprie giornate, quali fossero le sue abitudini, le persone frequentate e gli ambienti abitualmente vissuti consente infatti di valutare il livello di prevedibilità della sua routine, l’esposizione a possibili fattori di rischio e il grado di conoscenza che terzi potevano avere delle sue consuetudini.
Nel caso di Chiara Poggi, le testimonianze raccolte delineano uno stile di vita caratterizzato da regolarità, stabilità e limitata esposizione a situazioni potenzialmente criminogene.
La quotidianità della vittima era scandita principalmente dall’attività lavorativa presso la Computer Sharing di Milano. Le giornate erano organizzate intorno agli impegni lavorativi, ai tempi di percorrenza tra Garlasco e Milano e alle attività familiari, seguendo una routine sostanzialmente prevedibile.
La relazione con Alberto Stasi occupava uno spazio centrale nella vita della vittima. Gran parte del tempo libero era condiviso con il fidanzato, con il quale trascorreva abitualmente le serate e i fine settimana. Le comunicazioni telefoniche erano frequenti e costituivano parte integrante della loro routine.
Proprio perché la routine della vittima appare così stabile, ogni variazione intervenuta nei giorni immediatamente precedenti l’omicidio assume un particolare interesse sotto il profilo vittimologico.
In tale prospettiva si collocano i contatti telefonici intercorsi tra il 7 e l’8 agosto 2007 tra Andrea Sempio e l’abitazione dei Poggi. Tali telefonate, considerate isolatamente, non consentono di formulare alcuna conclusione sulla loro rilevanza investigativa. Tuttavia, inserite nel contesto di una vita quotidiana fortemente strutturata e caratterizzata da relazioni circoscritte, rappresentano un elemento meritevole di approfondimento, poiché ogni modifica della normale rete di contatti della vittima nelle settimane immediatamente precedenti un omicidio rappresenta un dato da contestualizzare e verificare.

 

Il profilo digitale della vittima

L’analisi delle evidenze informatiche consente di integrare il profilo vittimologico di Chiara Poggi con un ulteriore livello di osservazione: quello della sua quotidianità digitale. Il computer, la navigazione Internet, MSN, le fotografie, i documenti salvati e i contenuti archiviati non costituiscono soltanto elementi tecnici, ma permettono di ricostruire alcune abitudini, interessi e modalità relazionali della vittima.
Dalla documentazione emerge che Chiara utilizzava il computer per attività ordinarie e coerenti con il suo profilo personale: navigazione Internet, gestione di immagini, comunicazioni tramite Messenger e accesso a contenuti di informazione, attualità, costume e cultura. Nei dati di navigazione compaiono, ad esempio, riferimenti a siti di informazione, moda, gioielli, negozi online di articoli per adulti e contenuti di intrattenimento, elementi che restituiscono un uso del mezzo informatico pienamente inserito nella quotidianità di una giovane adulta del 2007.
Particolare rilievo assumono le comunicazioni digitali con Alberto Stasi. La perizia Porta-Occhetti rileva sul computer in uso a Chiara quattordici documenti contenenti salvataggi di conversazioni intrattenute con Stasi tramite Microsoft Messenger. Secondo i periti, tali comunicazioni restituiscono un rapporto caratterizzato da complicità, affetto reciproco e assenza apparente di contrasti o segnali di crisi.
All’interno di questa dimensione digitale rientra anche la gestione della sfera intima della coppia. Le evidenze informatiche documentano la presenza di filmati amatoriali di contenuto erotico che coinvolgevano Chiara Poggi e Alberto Stasi, conservati su supporti informatici e in alcuni casi protetti mediante archivi compressi o modalità di occultamento. Tale dato assume rilievo come indicatore del grado di intimità, fiducia e condivisione privata esistente all’interno della relazione.
La documentazione informatica evidenzia la presenza di contenuti personali conservati mediante archivi compressi protetti da password o comunque non immediatamente accessibili. Tale circostanza documenta l’adozione di misure finalizzate a limitarne l’accesso, ma non consente di stabilirne con certezza le motivazioni. Occorre infatti considerare che il computer presente nell’abitazione era utilizzato non solo da Chiara Poggi, ma anche dal fratello Marco e, in alcune occasioni, dagli amici di quest’ultimo. In tale contesto, la protezione dei file potrebbe rappresentare una normale misura volta a preservare la riservatezza di contenuti particolarmente intimi da accessi accidentali o non autorizzati, piuttosto che l’espressione di una specifica preoccupazione o di un particolare tratto della personalità. In assenza di ulteriori elementi, non è possibile stabilire se la scelta fosse dettata esclusivamente da esigenze di privacy o anche dal timore che altre persone potessero visualizzare quel materiale.

Diverso discorso deve essere fatto per la navigazione verso siti erotico-pornografici risultante dal computer in uso a Chiara Poggi. Tale dato non può essere attribuito automaticamente alla vittima. La documentazione tecnica segnala infatti la necessità di distinguere tra computer “in uso a Chiara” e uso effettivo da parte sua, anche in ragione della condivisione del dispositivo e delle criticità tecniche legate alla ricostruzione della navigazione. La stessa consulenza Reale, nelle conclusioni, esclude che quella navigazione possa essere ricondotta alla stessa Chiara per ragioni tecniche, logistiche e comportamentali. Vale la pena ricordare che il consulente della parte civile Paolo Reale, dopo avere domandato a Rita Preda, madre della vittima, di tali contenuti per adulti rinvenuti nel PC, riceve come risposta: “Chiara mi aveva segnalato, stigmatizzandolo, il fatto che si fosse accorta di alcune navigazioni verso siti a luci rosse che aveva trovato sul PC“.
Anche il materiale rinvenuto nella chiavetta USB in uso alla vittima deve essere valutato con prudenza. Gli articoli conservati riguardano temi eterogenei: musica, pedofilia, abusi nella Chiesa, cocaina, anoressia, sessualità giovanile, gang femminili, delitti irrisolti e immagini tratte da testi alchemici. Tuttavia, la semplice presenza di tali file non consente di affermare con certezza che essi fossero stati letti, approfonditi o selezionati personalmente dalla vittima con una finalità specifica. Il loro valore vittimologico è quindi limitato e va circoscritto alla ricostruzione di un possibile perimetro di interessi culturali e informativi, senza attribuire loro significati psicologici o investigativi non ancora dimostrati.
Nel complesso, lo stile di vita digitale di Chiara Poggi appare coerente con il profilo già delineato dalle fonti testimoniali: una giovane donna riservata, culturalmente curiosa, inserita in una relazione affettiva stabile e abituata a utilizzare gli strumenti informatici per comunicare, informarsi e gestire aspetti della propria quotidianità. Le tracce digitali non introducono elementi di rischio individuale, ma rafforzano la necessità di considerare la dimensione privata della vittima come uno spazio distinto, protetto e non immediatamente accessibile dall’esterno.

La percezione del rischio e la sicurezza domestica

Le dichiarazioni dei familiari e di Alberto Stasi delineano un quadro estremamente coerente riguardo alle abitudini di sicurezza adottate da Chiara Poggi all’interno dell’abitazione familiare. Le diverse fonti convergono infatti nel descrivere una giovane attenta alla protezione dell’ambiente domestico e consapevole dei potenziali rischi legati a intrusioni esterne.
L’origine di tale attenzione può essere ricondotta al furto subito dall’abitazione della famiglia Poggi nel 2000. L’episodio aveva determinato l’adozione di consolidate misure di sicurezza, divenute parte integrante della quotidianità familiare. L’abitazione era dotata di impianto di allarme perimetrale e volumetrico e l’attivazione dei sistemi di protezione costituiva una prassi abituale.
Le testimonianze dei genitori e del fratello evidenziano come fosse consuetudine chiudere sempre la porta d’ingresso a chiave, anche durante la permanenza in casa. Solo in circostanze particolari la porta poteva rimanere semplicemente accostata, ad esempio per consentire l’ingresso o l’uscita dei gatti.
Ulteriore conferma della particolare attenzione verso la sicurezza emerge da un episodio riferito dallo stesso Stasi. Chiara gli aveva infatti consigliato di portare il telefono cellulare al piano superiore durante la notte, ricordando che, nel precedente furto, i ladri avevano sottratto gli oggetti lasciati al piano terra. Il richiamo a quell’episodio dimostra come l’esperienza subita dalla famiglia avesse inciso concretamente sulle abitudini quotidiane della vittima.
Questi elementi consentono infatti di escludere il profilo di una vittima ingenua, imprudente o caratterizzata da una ridotta percezione del rischio. Al contrario, Chiara Poggi appare come una persona che aveva interiorizzato comportamenti di autoprotezione e che adottava con regolarità misure finalizzate alla sicurezza dell’abitazione. Tale quadro assume particolare rilievo quando viene confrontato con le modalità attraverso le quali l’aggressore è riuscito ad accedere all’abitazione.

La valutazione della vulnerabilità vittimologica

Sotto il profilo individuale, Chiara Poggi presenta un livello di vulnerabilità estremamente contenuto. Diversa è, invece, la valutazione delle vulnerabilità situazionali.
Il giorno dell’omicidio Chiara si trovava da sola nell’abitazione familiare durante il periodo di ferie dei genitori e del fratello. La sua permanenza nella casa di via Pascoli costituiva una condizione temporanea che aveva modificato, almeno in parte, la consueta organizzazione familiare. Nello stesso periodo, inoltre, la sua quotidianità risultava particolarmente regolare e facilmente prevedibile.
Dal punto di vista vittimologico, tale prevedibilità non rappresenta una vulnerabilità personale, ma una caratteristica della situazione nella quale la vittima si trovava. La conoscibilità delle sue abitudini da parte delle persone appartenenti al contesto familiare, affettivo e relazionale costituisce infatti un elemento di interesse investigativo, poiché può contribuire a comprendere il grado di pianificazione dell’azione criminosa e il livello di conoscenza che l’autore aveva della vittima.
Ne consegue che il profilo di Chiara Poggi è riconducibile a quello di una vittima a basso rischio criminogeno. L’assenza di vulnerabilità individuali significative orienta infatti l’analisi verso fattori di natura prevalentemente situazionale e relazionale, senza che ciò implichi alcuna responsabilità della vittima per quanto accaduto.

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